inclusione

RISCHI SULLA RECIDIVA DEI PAZIENTI PSICHIATRICI E L’IMPORTANZA DELL’INCLUSIONE SOCIALE E LAVORATIVA

Gli autori di reato con disabilità psichiatrica, a cospetto di altri hanno maggiormente il rischio di recidiva, in quanto,

dopo aver scontato la pena rischiano di aggravare le loro condizioni psichiatriche, soprattutto per la mancanza di opportunità di inclusione sociale e lavorative.

Grazie a iniziative come quelle proposte dalla Cooperativa Litografi Vesuviani con il Progetto “Mai più dentro” erogato da Fondazione con IL SUD,

iniziativa Carceri 2019, che seguono regole condivise, trovano nel sistema penitenziario enti del terzo settore e ASL di riferimento territoriale,

modelli di post detenzione che favoriscono la partecipazione alle attività inclusive e formative per ridurre la possibilità di recidiva.

I dati sulla riabilitazione psichiatrica, formazione e inserimento lavorativo, nella pratica quotidiana, dimostrato che il lavoro migliora la condizione di malattia,

aumenta la qualità di vita, riduce induzione di reato e crea sviluppo territoriale.

Il progetto “Mai più dentro” è finalizzato alla formazione ed inclusione lavorativa di n. 10 pazienti psichiatrici, autori di reato,

attraverso una formazione teorico/pratica nei laboratori posti in essere dalle cooperative partner, al fine di prevenire la recidiva soprattutto penale,

ma anche l’aggravamento della malattia stessa. La rete territoriale: servizi sociali, associazioni, scuole, agenzie formative,

azioni di consapevolezza sono elementi di fondamentale importanza.

La pericolosità sociale, la prevenzione di nuovi reati può essere migliorata dai percorsi di cura ma non può essere la finalità del lavoro degli psichiatri in relazione al fatto che i comportamenti sono sempre multideterminati, risentono di variabili biologiche, psicologiche e sociali, relazionali e situazionali.

I disturbi mentali non sono curabili con un singolo intervento,

l’efficacia della terapia farmacologica è parziale (si pensi che il 25% delle schizofrenie è resistente ai trattamenti).

E’stato rilevato che il persistere di un atteggiamento che sostiene la Recovery, in cui la cura basata sulla libertà, il consenso,

la responsabilità e la sicurezza (anche per lavoro, abitare e reddito) quindi sul pieno riconoscimento della persona con problemi psichiatrici come cittadino,

portatore di diritti e doveri.  La cura deve avvenire sulla base di norme assolutamente chiare e trasparenti, leggibili e comprensibili da parte della persona.

Il sostegno di enti del terzo settore dopo che il paziente psichiatrico autore di reato ha scontato la pena, si fonda sulla necessità di prevenire nuovi reati,

di operare un recupero sociale chiedendo alla persona precisi comportamenti e il rispetto delle norme.

Luoghi sanitari e sociali da utilizzare secondo le esigenze della cura e non della giustizia,

in relazione all’intensità e alla durata degli interventi.

Va ricordato che dalla chiusura degli OPG è ancora più importante fare un lavoro di rete e di percorsi di comunità .

Il tutto è più complesso perché  richiede una revisione del concetto di responsabilità tenendo conto dell’estrema difficoltà e complessità del lavoro di cura,

del rapporto rischi/benefici, dell’efficacia reale delle pratiche.

Ai fini degli esiti positivi in medicina è indispensabile la partecipazione attiva della persona e della Comunità di appartenenza,

senza ciò, non vi è riabilitazione in psichiatria, inclusione e nemmeno la garanzia di sicurezza sociale.

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